Dell’industria del cancro al seno

https://dai.ly/x6uda5u

Abbiamo ricevuto questa bozza, che spiega una parte dei trucchi con i quali la grassissima industria oncologica e quella farmaceutica di monopolio, rastrellano trilioni di dollari sudati dalle comunità produttive in cambio di morti a milioni, torture terapeutiche e mutilazioni. Ci pare utile riproporre, copiata e incollata, la bozza integrale, dal sito Economia Finanza Fisco, che spesso ci stuzzica con le sue note piccanti circa le frodi continuate alle quali donne e uomini di buona volontà, gente che lavora, che paga le imposte e le tasse, ingiustamente, sono costantemente soggetti.

 

TUMORI E CANCRO AL SENO, CI SIAMO PERSI?

Un approccio che potrebbe apparire più scientifico, da parte dell’industria dell’oncologia e della medicina di monopolio rispetto al cancro al seno, dovrebbe imporre a tutti questa domanda: “…dopo aver mutilato inutilmente le tette delle donne per un secolo, non è il momento di chiedersi “dove ci siamo sbagliati?” Giustamente, uomini intelligenti come Tullio Simoncini si sono domandati e si domandano perché cavolo il cancro è ancora fra noi, dopo un secolo, e come fa a mietere così tante vittime (9 milioni di morti all’anno, ogni anno), nonostante lo sfrenato auto-compiacimento degli oncologi nell’usare i ferri sulle tette delle donne. Dopo un secolo di mutilazioni, di velenosissima chemioterapia e di stravolgenti radiazioni ionizzanti, l’unico che ha prodotto una tesi (tesi che in un certo numero di casi di cancro vero “facciamo almeno mille casi?” i cui malati erano già stati condannati a morte, ha funzionato) è solo Tullio Simoncini, un italiano che dà l’esempio terapeutico curativo ai ruffiani dell’industria intercontinentale del cancro.

Michael Baum, MD, chirurgo di punta britannico, noto tagliatore di tette del Regno Unito, ha scoperto che la chirurgia del cancro al seno tende ad aumentare il rischio di morte della vittima nel giro di tre anni. Egli ha quindi associato la chirurgia con l’accelerazione della diffusione del cancro, perché i ferri che lacerano i tessuti viventi stimolano la comunicazione dei flussi di sangue e la formazione di metastasi in altre parti del corpo del malato. (Baum, M., “Does surgery disseminate or accelerate cancer?”, The Lancet 347:260, January 27, 1996).

Queste osservazioni sono state fatte anche da prima; una comparazione fatta in Germania conclude che le donne, ammalate di cancro al seno dopo la menopausa, non mutilate, non trattate con la chirurgia, vivono più a lungo; da qui cala la raccomandazione di non trattare con i ferri della chirurgia le donne che si ammalano dopo la menopausa (Gregl, A., “Die Lebenserwartung des unbehandelten Mammakarzinoms”, Klin. Wschr. 41:676, 1963).

Le conclusioni di sopra confermano le evidenze di un altro ricercatore tedesco, Ernst Krokowski, professore di radiologia. Egli ha dimostrato conclusivamente che le metastasi sono comunemente innescate dagli interventi medici, e non solo quelli chirurgici specifici per il cancro, basta una biopsia o un altro intervento con i ferri anche non correlato (Krokowski, E.H., “Is the Current Treatment of Cancer, Self-Limiting in the Extent of its Success?”, J. Int. Acad. Preventive Medicine 6, 1, 23-39, 1979).

È la metastasi che uccide, più che il cancro in sé, soprattutto quando il tumore è al seno, perché quello può essere considerato un cancro relativamente meno pericoloso rispetto ad altri più temibili. L’intervento medico-chirurgico, e i veleni della chemioterapia, sommati, abbattono il sistema immunitario della vittima, come ciascuno può facilmente intendere, e l’intervento con i ferri può dare il via libera al flusso sanguigno scambievole delle future metastasi. E anche di ciò si sapeva molto prima, perché queste osservazioni seguono dei rapporti precedenti sulla chirurgia radicale del cancro alla prostata che pure, si nota, tende a diffondere la malattia al resto del corpo. La sopravvivenza dei malati dopo l’operazione era la stessa di quelli che non si operavano, con la differenza che i primi hanno sofferto di più e, oltre alla sofferenza indotta dai ferri e dalle restrizioni degli ospedali, hanno dovuto patire anche altre condizioni noiosissime, come l’impotenza e l’incontinenza (Iversen, P. et al., “Radical Prostatectomy versus Expectant Treatment for Early Carcinoma of the Prostate”, Scand. J. Urol. Nephrol, 172:65-72, 1995).

H B Jones, professore di fisica medica, quando in vita, era uno dei principali statistici americani sul cancro. Egli ha detto chiaramente, in un discorso davanti all’American Cancer Society, che nessuno studio ha dimostrato che un intervento precoce migliora le possibilità di sopravvivenza del malato. Al contrario, i suoi studi dimostrano in modo conclusivo che i malati di cancro non trattati, con i ferri, i veleni e le radiazioni ionizzanti, vivono fino a quattro volte di più e con una migliore qualità della vita rispetto a quelle trattate. Inutile dire che non è stato invitato di nuovo alle annuali conferenze (cioè ai ricevimenti) organizzate per raccogliere altri fondi inutili, destinati solo ad ingrassare i padroni e gli amministratori dell’industria oncologica e farmaceutica (Jones, H.B., Lecture at the American Cancer Society Conference, New Orleans, July 3, 1969).

Un più recente studio epidemiologico ha confermato il discutibile valore della terapia convenzionale della medicina di monopolio, concludendo che “gli interventi medici per il cancro hanno avuto un effetto trascurabile o nullo sulla sopravvivenza”. (McKinlay, J.B. et al., “A Review of the Evidence Concerning the Impact of Medical Measures on Recent Mortality and Morbidity in the United States”, Int. J. Health Services, 19, 23:181-208, 1989).

Persino i conservatori del “New England Journal of Medicine” hanno pubblicato un articolo con il titolo: “Cancro imbattuto” (Bailar, J.C. III, Gornik, H.L., “Cancer undefeated”, New England Journal of Medicine, 336:1569-1574, 1997).

I trucchi più comuni per rendere le statistiche mediche più favorevoli alla frode dell’industria multinazionale del tumore sono i seguenti:

a) i pazienti che muoiono durante un trattamento prolungato con chemioterapia o radioterapia non vengono conteggiati nelle statistiche dei morti di cancro, o in quelle di morti per via dei veleni e delle radiazioni ionizzanti, perché non hanno ricevuto il trattamento completo.

b) Nel gruppo di controllo viene contato chiunque muoia.

c) Inoltre, il successo è giudicato dalla percentuale di riduzione temporanea del tumore, indipendentemente dai tempi di sopravvivenza della vittima.

d) Normalmente non viene mostrato quanti dei pazienti muoiono a causa del trattamento stesso.

e) La tendenza attuale è quella di rilevare precocemente le condizioni precancerose e trattarle come fossero cancri veri. Ciò aumenta statisticamente il numero di persone affette da cancro ma aumenta anche artificialmente i tempi di sopravvivenza e abbassa i tassi di mortalità, facendo così credere ai babbei che i trattamenti medici sembrano avere più successo (in realtà le donne operate con diagnosi precoce al seno non muoiono perché non hanno il cancro, come pure non hanno più le tette).

Tuttavia, potrebbe anche esserci un componente genuino di miglioramento dei tassi di sopravvivenza, poiché un numero crescente di pazienti oncologici optano per terapie naturali aggiuntive.

Un’inchiesta su di 1,2 milioni di pazienti oncologici ha rivelato che il tasso di mortalità, attribuito alla morte non tumorale subito dopo il trattamento, era del 200% superiore a quanto normalmente previsto. Due anni dopo la diagnosi e il trattamento, questo tasso di mortalità in eccesso era sceso al 50%. La causa più comune per la morte in eccesso è stata elencata come insufficienza cardiaca e respiratoria. Questo significa che, invece di morire diversi anni dopo il cancro, questi pazienti sono morti prima, a causa degli effetti del trattamento e hanno contribuito a migliorare notevolmente le statistiche sul cancro perché non sono ufficialmente morti per il cancro (Brown, B.W., Brauner, C., Minnotte, M.C., “Noncancer deaths in white adult cancer patients”,  J. Nat. Cancer Inst., 85:979-987,1993).

Questa segnalazione ingannevole delle morti per cancro ha portato a richieste di statistiche meno fraudolente (Welch, H.G., Black, W.C., “Are Deaths Within 1 Month of Cancer-Directed Surgery Attributed to Cancer?”, J. Nat. Can. Inst. 94:1066-70, 2002).

Da un’analisi di alcuni ampi studi di “screening mammografico”, è emerso che lo “screening mammografico” induce ad un trattamento più aggressivo senza benefici sulla sopravvivenza della persona umana malata (Olsen, O., Gotzsche, P.C., “Cochrane review on screening for breast cancer with mammography”, The Lancet 358:1340-42, October 20, 2001 and Editorial, pp. 1284-85).

Anche il direttore del “Lancet” ha dovuto ammettere che non ci sono prove affidabili da ampi studi a campione per supportare i programmi di “screening mammografico” (Miller, A.B. et al., “Canadian National Breast Cancer

Screening Study–2: 13-year results of a randomised trial in women aged 50–59 years”, J. Nat. Cancer Inst. 92:1490-99, Sept 20, 2000).

Il significato di questa affermazione va ben oltre l’uso delle mammografie. È apertamente riconosciuto dai sostenitori della medicina convenzionale che non hanno un modo efficace per aiutare i pazienti con cancro avanzato. Fino ad ora l’urlo di battaglia era sempre ‘rilevalo presto, quindi può essere curato’. Questi studi di valutazione “mammografica” dimostrano che non importa quando viene rilevato il cancro, i metodi convenzionali dell’industria oncologica, e con questo l’intero settore della medicina e della farmacologia di monopolio del cancro, parliamo di imprese multinazionali da molti miliardi di dollari, sono inutili e perniciosi.

Il carcinoma duttale in situ (DCIS) è una forma non invasiva comune di tumore al seno. La maggior parte dei casi di DCIS sono rilevati attraverso l’uso della mammografia; nelle donne più giovani, il 92% di tutti i tumori rilevati dalla mammografia sono di questo tipo. Tuttavia, in media il 44%, e in alcune zone il 60%, di questi sono trattati con mastectomia. Poiché la maggior parte di questi tumori è innocua, questo migliora notevolmente le statistiche di sopravvivenza (Ernster, Virginia L. et al., “Incidence of and treatment for ductal carcinoma

in situ of the breast”, Journal of the American Medical Association,275,12:913-18, March 27, 1996; Page, David L., Jensen, Roy A., “Ductal carcinoma in situ of the breast”, J A M A, ibid., pp. 948-49).

Mentre la diagnosi convenzionale è invasiva e può aiutare a diffondere il cancro, una squadra di otto ospedali e università europee ha sviluppato una sorta di screening elettro-dermico, chiamato test Biofield, e riportato su “Lancet” come accurato al 99,1% nella diagnosi di neoplasie maligne e tumori (Cuzick, Jack et al., “Electropotential measurements as a new diagnostic modality for breast cancer”, The Lancet, 352:359-63, August 1, 1998).

Una vasta meta-analisi dei risultati della radioterapia per il cancro del polmone ha mostrato che dopo 2 anni ci sono stati il ​​21% di morti in più nel gruppo che ha avuto la radioterapia oltre alla chirurgia rispetto a quelli sottoposti a sola chirurgia. L’editoriale afferma che la logica è quella di uccidere le cellule tumorali rimanenti dopo l’intervento chirurgico, ma è un peccato che i fatti non siano d’accordo con questa teoria, e di ciò pagano le spese i contribuenti, sia quelli malati che quelli momentaneamente sani (PORT Meta-analysis Trialists Group, “Postoperative radiotherapy in non-small-cell lung cancer:  systematic

review and meta-analysis of individual patient data from nine randomised controlled trials”, The Lancet, 352(9124):257-63,250-51, July 25, 1998).

Prima di farmi mutilare e avvelenare dall’industria multinazionale del cancro, io proverei piuttosto le vie innocue, peraltro assai meno costose per il sistema:

http://www.curenaturalicancro.com/en/

http://www.cancerisafungus.com/

 

 

 

 

Pubblicato da cma-sceneggiatore

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