Della promozione commerciale della chemio-“terapia”

 

Della promozione commerciale della chemio-“terapia”

La televisione, ospitando le cricche dei più fervidi ruffiani del mercato della prostituzione pubblicitaria, lancia le campagne di marketing di moltitudini di prodotti inutili, talvolta dannosi, tossici, pericolosi e persino letali, come è il caso delle grandi campagne di suggestione per diffondere i vaccini-assassini e come è il caso della celebrazione delle finte cure contro il cancro. Un trucco vecchio, che la televisione cava dal malcostume consolidato delle grandi agenzie pubblicitarie americane, è quello di trasformare i veri difetti dei prodotti in finte qualità degli stessi.

Della trasformazione degli svantaggi in vantaggi
Nel caso dei costosissimi veleni inoculati con le chemioterapie, si ottiene la trasformazione delle vere controindicazioni, dei veri danni e dei veri pericoli, in finti vantaggi per la vittima dell’avvelenamento, con ciò alimentando anche tutta un’altra industria parassita indiretta, come accade per l’indotto dell’industria dei mestieri delle armi, il “terziario” indotto dell’industria del veleno. L’ospite della televisione americana, come spiega pure il ruffiano Massimo Mazzucco, ti decanta le controindicazioni e gli effetti collaterali, lesivi e letali, del veleno come se ti stesse raccontando una barzelletta. Nella TV americana la dissimulazione è puerile ma funziona pure quella anche da noi. Sennonché, in Italia, essendo il pubblico di consumatori più evoluto, certamente, più maturo dei trogloditi-bambinoni americani, si vorrebbe un sistema di suggestione più riuscito, più sofisticato, più ipocrita. Invece cambia poco; l’ospite della televisione italiana racconta, con lo stesso gaio di chi ti sta raccontando che ha vinto la lotteria di capodanno, di come ha superato tutti gli inconvenienti dell’intossicazione della chemioterapia.

Del veleno per attenuare i sintomi del precedente veleno
Ed ecco che si soddisfa la prima esigenza del depistaggio, la confusione del tema tragico del veleno e della morte, o dello stato di malessere che ti fa presagire la morte, con il tono disteso di chi prepara il pranzo natalizio. Subito poi l’industria ti vende altri veleni proprio per contrastare gli effetti dei veleni che ti ha venduto in precedenza, soddisfacendo così una seconda esigenza del depistaggio, quella di venderti sia il problema che la “soluzione”, la quale consiste in un’altra intossicazione, con la quale si cerca di attenuare i sintomi della precedente intossicazione.

Delle parrucche
L’indotto è costituito dalle piccole-medie imprese artigiane spontanee che si specializzano, come in questo caso patetico, nella fabbricazione di parrucche appiccicose che simulano l’attaccatura alla cute della chioma vera, come si vedeva, forse, prima dell’avvelenamento. I sintomi dello stesso veleno che si usava come base per il gas nervino durante la prima guerra mondiale, comportano una serie d’inconvenienti, come nausea, vomito, perdita dei capelli, delle ciglia e delle sopracciglia e dei peli della figa ma, soprattutto, per chi è malato di cancro vero, la distruzione delle cellule sane deputate alla reazione protettiva contro quella massa tumorale, liberando le voraci cellule fungine e permettendo loro di diffondersi attraverso il flusso sanguigno. Lo dice la protagonista stessa, raccontando ciò che le ha detto il suo amico oncologo, “noi uccidiamo sia il buono (cioè le cellule sane) che il cattivo” (cioè la massa tumorale).

Il veleno contro il cancro è cancerogeno
Non serve stare qui a discutere sulla sobrietà della teoria di Tullio Simoncini, non è necessario. Per sapere che il veleno delle chemio è cancerogeno, basta leggere sulla confezione, come ha fatto persino il povero Mazzucco. C’è scritto! La fabbrica dei veleni lo ammette, lo confessa, lo sottoscrive, è tutto già dichiarato, non c’è nessun bisogno di cominciare il solito inutile dibattito del “lei è favorevole o contrario”, con il quale i ruffiani della televisione promuovono e assistono le condanne a morte dei 9 milioni di vittime che crepano sotto tortura ogni anno.

Chemioterapia, la roulette russa della medicina di monopolio
Le chemioterapia imposta ai bambini indifesi, giudicati ammalati di leucemia o del morbo di Hodgkin, parrebbe essere l’unico strumento di tortura relativamente efficace dell’industria multinazionale dell’oncologia. Dopo parecchi anni apprendiamo che nel lungo periodo gli ex bambini indifesi crescono e sviluppano 18 volte più tumori secondari maligni nel corso della loro diafana esistenza. Le femmine, tra queste vittime minorenni degli abusi dell’industria del cancro e dell’ignoranza dei genitori, prima di arrivare ai loro primi 40 anni, sbattono il muso contro il rischio del cancro alle mammelle aumentato di almeno 75 volte, cioè, il rischio aumenta con un tasso del 7500%, visto che vi piacciono tanto le percentuali (Bhatia, S., Robison, L.L. et al.: Breast cancer and other second neoplasms after childhood Hodgkin’s disease. N Engl J Med. 1996 Mar 21;334(12):745-51).

Un problema fondamentale, per queste giovani vittime indifese, è la formazione di colonie di funghi, l’invasione fungina acuta o sistemica di Candida Albicans, poco dopo l’inizio dell’avvelenamento per mezzo della chemio-terapia (Klingspor, L., Stintzing, G., Tollemar, J. Deep Candida infection in children with leukaemia. Acta Paediatr 86 (1) 30-6, 1997).

Il trucco della chemioterapia ha mostrato una chiara dose-dipendenza per cui l’incidenza della leucemia innescata è raddoppiata tra gruppi a dose bassa e a dose moderata e poi quadruplicata tra la dose moderata e i gruppi a dose elevata. Uno studio sul carcinoma ovarico ha rilevato che il rischio di sviluppare la leucemia dopo il trattamento con il trucco velenoso della chemioterapia è aumentato 21 volte o del 2100%. Anche altri tumori si sviluppano comunemente, dopo il trattamento con i veleni della chemioterapia (Klein-Szanto, A.J.P.: Carcinogenic effects of chemotherapeutic compounds. Progress in Clinical and Biological Research, 374, 167-74, 1992).

In una serie di prove per curare il mieloma multiplo non è stato trovato alcun vantaggio utilizzando la chemioterapia rispetto ai malati sui quali non è stato tentato nessun trattamento (Riccardi, A., Mora, O.et al.: Long-term survival of stage I multiple myeloma given chemotherapy just after diagnosis or at progression of the disease: a multicentre randomized study. Br J Cancer. 2000 Apr; 82(7):1254-60).

Ulrich Abel, riconosciuto esperto biostatico tedesco, ha presentato un’analisi completa di oltre 3.000 studi clinici sul valore della chemioterapia sul carcinoma avanzato (ad esempio il carcinoma mammario). Gli oncologi tendono ad usare la chemioterapia perché ciò può indurre una riduzione temporanea del tumore, chiamata risposta; tuttavia, sappiamo tutti che il veleno della chemioterapia tende anche a produrre effetti collaterali spiacevoli. Abel ha concluso che non vi è alcuna prova diretta che la chemioterapia prolunghi la sopravvivenza nei casi clinici analizzati. Abel afferma: “Molti oncologi danno per scontato che la risposta alla terapia prolunghi la sopravvivenza, e questa è un’opinione che si basa su un errore e che non è supportata da studi clinici” (Abel U.: Chemotherapy of advanced epithelial cancer: a critical review. Biomed Pharmacother. 1992; 46(10), 439-52).

Ralph W. Moss, PhD, nel suo saggio “Questioning Chemotherapy”, fornisce una dettagliata analisi sul problema della chemioterapia. La conclusione del suo libro è che non c’è alcuna prova fisica del fatto che la chemioterapia estenda in qualche modo l’aspettativa di vita dei malati, e ciò vale almeno nella maggior parte dei tipi di cancro analizzati (Moss, Ralph W.: Questioning Chemotherapy. Equinox Press, Brooklyn, NY, 1995).

Ma se pure volessimo ammettere che la vita si allunga grazie ai veleni della chemioterapia, che cavolo di vita è, quel frammento di vita che ti sarebbe regalato con il veleno? Tom Nesi, ex direttore affari generali della gigantesca multinazionale dei veleni Bristol-Myers Squibb, scrisse su uno dei più noti rotocalchi dei ruffiani della finanza, il “New York Times”, a proposito del successo della terapia dei veleni infusi nel corpo di sua moglie, della quale i maghi dell’oncologia avrebbero statisticamente allungato la vita di tre mesi (Nesi, Tom: False hope in a bottle [op-ed], New York Times, June 5/03).

Due settimane dopo il trattamento, la povera donna scarabocchiò sul suo blocco note: “depressa, per favore, non datemene più.’ Non mi sorprendono affatto quelle testimonianze e quei rapporti dai quali si ha che gli oncologi non usano la chemioterapia contro se stessi o contro i loro familiari e/o amici.

Solo di recente gli oncologi hanno riconosciuto l’esistenza di ciò che i poveri e pazientissimi malati chiamano sarcasticamente “cervello-chemio”, e si tratta di una penosa perdita di memoria che accompagna parecchie altre disfunzioni cognitive della vittima della tortura col veleno delle chemio. Gli psichiatri ora forniscono il dato statistico dei casi di depressione clinica che caratterizzano lo stato d’animo dei malati di cancro (sono proprio dei geni questi psichiatri) trattato con le terapie imposte dall’industria oncologica di monopolio; essi parlano di depressioni nel 15-25% dei pazienti (e sono davvero dei geni questi psichiatri, senza di loro chi andrebbe mai a pensare che uno si ammala e poi si deprime, sapendo che presto dovrà crepare soffrendo, in conseguenza della sua malattia e dei veleni che gli sparano in vena? – Vedi, se proprio hai tempo da perdere, anche questo: Moss, R.W.: THE MOSS REPORTS Newsletter #128 April 11/04).

Un’analisi dettagliata di tutti gli studi in Australia e negli Stati Uniti d’America che hanno ipotizzato un aumento statistico della sopravvivenza a 5 anni a causa della chemioterapia ha mostrato un beneficio complessivo del 2%. Tuttavia, gli autori hanno dichiarato di aver deliberatamente commesso un errore nel sopravvalutare il beneficio della chemioterapia. Questo include anche i tumori linfatici che hanno una buona risposta. Aggiungi a questo il solito “aggiustamento” delle statistiche ed è molto probabile che il risultato reale sia una diminuzione dell’aspettativa di vita.

Gli autori scrivono: “Non ci sono prove convincenti che usare regimi con farmaci più nuovi e più costosi sia più vantaggioso dei regimi usati negli anni ’70”. Aggiungono che non è stato possibile dimostrare alcun prolungamento nella sopravvivenza dei malati per la chemioterapia nel carcinoma mammario recidivante o metastatico (Morgan G, Ward R, Barton M. The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5-year survival in adult malignancies. Clin Oncol 2004;16(8):549-60).

Chi si sorprende dei rapporti secondo cui la maggior parte degli oncologi non userebbe questi trattamenti contro i propri famigliari, contro i propri parenti, amici stretti e conoscenti, e contro le loro puttane affezionatissime? Ho anche letto, e sentito dichiarare esplicitamente da qualche medico ostracizzato, che gli oncologi americani ottengono la maggior parte del loro reddito dalla vendita dei costosissimi veleni destinati alla chemioterapia. Cioè, nel loro caso, pare che la commissione percentuale sulla vendita del prodotto sia liquidata direttamente con la prescrizione del medico, e perciò mi pare di capire che il guadagno sia diretto anche per il medico di famiglia che ti manda dall’oncologo. Nel caso nostro, nel patetico caso della vituperata penisola italiana, questo sistema di provvigioni automatiche a cascata non è necessario. I nostri ruffiani in camice hanno una serie di vantaggi indiretti dal mantenimento del sistema feudale di controllo della medicina di monopolio; tanto per cominciare possono mantenere posto e stipendio, il che è già un grande successo per chi è ruffiano dai tempi della scuola dell’obbligo. Oltre a ciò, restando ambigui, disinteressati, lasciando crepare la gente, a volte sono premiati con qualche zolletta di zucchero, i più fortunati di loro vanno a fare i tromboni in televisione, e a nessuno si risparmiano le carezze del padrone che, con cadenza sistematica, li fa viaggiare a sue spese e li ospita in alberghi costosi, presso qualche località amena di metropoli, di mare o di montagna, dove abbondino molte donnine allegre, molti cocktail bevuti a scrocco, l’ottima orchestra, la cena di gala, e dove, dopo una serie stancante d’inutili presentazioni cretine, ci si conosce meglio a letto, ci si ubriaca assieme, poi ci si saluta e si rimanda alla futura orgia della prossima vacanza gratuita. Nel frattempo, i clienti di questi ruffiani scioperati crepano al ritmo di 9 milioni ogni anno e i loro concittadini contribuenti versano il sangue all’erario per mantenere le banche centrali e le multinazionali dell’industria dei veleni.

Published by cma-sceneggiatore

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